L’autunno è da sempre stata una delle mie due stagioni preferite (l’altra è la primavera). Raccoglie dentro i suoi colori caldi e nella leggerezza della caduta delle foglie un messaggio ed un insegnamento importante per la nostra vita: quello del lasciare andare ciò che è stato per fare spazio al nuovo. Quante volte, invece, hai trattenuto con forza situazioni, lavori, relazioni, pensieri che non ti nutrono più per paura del futuro, per paura di deludere gli altri o per abitudine?
Oggi, nel pieno di questa stagione meravigliosa, vorrei parlarti di questo tema centrale della nostra esistenza attraverso il libro scritto da Daniel Lumera dal titolo “Ti lascio andare” e sottotitolo “Come alleggerirsi da pensieri, ricordi, e altri pesi invisibili per fare spazio alla vita”.
Cosa vuol dire lasciare andare?
Lumera apre il libro chiarendo subito al lettore che “lasciare andare non significa rinunciare o perdere, ma liberarsi dai pesi invisibili che ci portiamo dentro, smettere di trattenere ciò che non ci appartiene più per fare spazio al nuovo e all’inaspettato. È un invito a riscoprire la libertà interiore e l’amicizia con la vita“. Lasciare andare non è un’azione, ma uno stato di coscienza. Inoltre, non è qualcosa che si fa una sola volta. La costante della nostra vita è, infatti, il cambiamento. Pertanto, lasciare andare ricorre e ricorrerà spesso nel corso della nostra esistenza.
Come possiamo allentare la presa?
Il libro esplora il lasciare andare da un punto di vista teorico/scientifico (ad es., attraverso le religioni e culture millenarie, e le neuroscienze), e come strumento pratico (ad es., attraverso pratiche come quella della ricapitolazione e rituali, respiro e meditazione). Racchiudere la potenza e la bellezza di questo libro in un unico articolo di blog è per me impossibile. Mi concentrerò, quindi, in questa sede, sugli aspetti che hanno maggiormente risuonato con la fase attuale della mia vita. Ho deciso di presentare questi aspetti come una sorta di spunti, riflessioni, insegnamenti, che queste meravigliose pagine hanno lasciato dentro di me.
Prendere consapevolezza dell’impermanenza della vita
Nessuna delle cose che possediamo ci appartiene veramente. Tutto è destinato ad essere lasciato prima o poi. E questo non riguarda solo le cose materiali, come le case in cui viviamo ed i vestiti che abbiamo. Ma anche le nostre convinzioni sul mondo e quello che crediamo di essere (che chiamiamo la nostra identità) che possono diventare vere e proprie prigioni in cui finiamo per rinchiuderci. Prendere consapevolezza dell’impermanenza di tutte le cose ci permette di lasciare andare con più facilità. E questo non vuol dire che dimentichiamo quello che è stato o pretendiamo che non sia mai esistito. Al contrario, significa imparare da ciò che è stato, per poi guardare avanti con fiducia.
L’autore ci ricorda che tutto cambia e si trasforma, ma non andrà mai veramente perduto, nemmeno nella morte.
La morte come invito a vivere davvero
Tanti di noi vivono la vita ignorando la morte, come se avessimo un’infinità di tempo davanti. Così rimandiamo la vita e ciò che è veramente importante per noi. Una domanda potente nel libro recita: “Se sapessi di avere ancora un mese di vita, da cosa inizieresti a lasciare andare?” Ed un’altra: “E cosa, invece, avresti urgenza di compiere?”. La consapevolezza della morte ci aiuta a vivere la vita in maniera più vera, autentica e vicina al nostro essere, imparando ad alleggerirci dai pesi che ci limitano.
Inoltre, prendere consapevolezza di questa nostra condizione effimera, ci porta a celebrare la vita in ogni istante, ricordandoci che ogni istante è unico ed irripetibile, mai banale.
Smettere di controllare per fluire
Lumera spiega che spesso tratteniamo situazioni, persone, idee perché vogliamo mantenere un senso di sicurezza, un controllo sulle cose. Rimanere al sicuro, aggrappandoci a qualcosa o qualcuno che non ci fa più stare bene, però, non ci permette di essere veramente liberi. Questo voler controllare e trattenere, invece di aprirci all’ignoto, ci fa perdere l’opportunità di sapere cosa potrebbe accadere al di là della paura.
Il controllo poi rappresenta solo un’illusione. Pensiamo di poter influire sugli avvenimenti della vita, modificandola secondo il nostro piacimento, ma, citando l’autore, “L’acqua trova il suo corso anche senza il nostro intervento“. Più che controllare e vivere la vita pensando a cosa dovrebbe succedere, a provare a comprenderla nei minimi dettagli, l’autore inviata ad iniziare a vivere davvero, abbandonandosi al suo flusso. Con fiducia, anche quando non abbiamo (ancora) le risposte.
La vera forza non è controllare, ma accogliere le cose così come sono, senza giudizio.
Lasciare andare l’idea che si ha di sé
Lasciare andare riguarda anche la nostra identità, o meglio l’idea che abbiamo di noi stessi. Hai mai pensato o ti hanno mai detto che sarebbe stato un peccato, uno speco, cambiare percorso dopo tanti anni in un determinato lavoro/settore/corso di studio? A me sì, è successo.
Ecco. Qui si nasconde un altro motivo per cui facciamo fatica a lasciare andare: Siamo convinti di essere fatti di una certa maniera. Altre volte tratteniamo perché abbiamo paura di perdere una parte di noi stessi che, magari, abbiamo costruito con tanta fatica.
Leggendo le pagine del libro di Lumera mi sono anche soffermata a pensare a quante volte finiamo per identificarci con il lavoro che svolgiamo o quello che abbiamo. Pensaci un attimo: spesso alla domanda “Chi sei?”, la prima cosa che menzioni è il tuo lavoro. Lumera ci ricorda che vediamo gli elementi esterni come il lavoro, lo status sociale, e i soldi come gli assi portanti della nostra vita. Ma anche questi, come qualsiasi cosa su questa terra, sono provvisori. L’autore ci invita, quindi, a ricercare la sicurezza in noi stessi.
Insomma, Lumera ci invita a mettere in dubbio quello che pensiamo di sapere su di noi e sottolinea come possono succedere tante cose belle se manteniamo un atteggiamento aperto e di curiosità su noi stessi. Soprattutto considerando che la vera felicità nasce dalla connessione con la nostra essenza più autentica. Lumera si spinge fino a considerare la possibilità di cambiare nome, presente in molte tradizioni sapienziali e in molti percorsi iniziatici e spirituali. Il cambiare nome diviene un modo per abbracciare una missione che sentiamo completamente nostra. L’autore ci invita a riflettere sul significato del nome che abbiamo ricevuto, se ci appartiene davvero e rispecchia chi sentiamo di essere nel profondo. Cambiando nome, potremmo sceglierne uno che per suono e significato risuona intimamente con noi.

Essere onesti con sé
Un altro modo per lasciare andare è essere onesti con se stessi, prendere consapevolezza della nostra legge naturale e seguirla con coraggio. Tanti di noi restano in situazioni che vorrebbero lasciare andare per la pressione sociale relativa al doversi accontentare. L’autore ci ricorda, a tal proposito, che “ciò che veramente è destinato a noi non richiede forzature” e la vita che portiamo avanti seguendo percorsi stabiliti ed uguali per tutti, mettendo da parte le nostre inclinazioni, non funziona davvero. Sull’onestà, Lumera ci racconta anche il suo incontro con un ex professore universitario che ha lasciato lavoro e famiglia per vivere per strada alla pendici di una montagna sacra in India. Questo uomo, tra le altre cose, racconta a Lumera che: “Il vero strumento che mi ha portato dove sono ora è l’onestà con me stesso. Per me questa è la via“.
Lasciar scorrere le lacrime
Il tema del lasciare andare viene anche presentato da un punto di vista neurobiologico, andando per esempio a spiegare quali aree del nostro cervello sono coinvolte e i benefici che esso comporta. Mi ha molto affascinato la parte che parla delle lacrime. Questo perché spesso consideriamo le lacrime come un segno di debolezza, qualcosa da nascondere. Invece, Lumera ci spiega come esse siano un atto fisiologico, un rito di liberazione di emozioni e di tutto quello che non riusciamo a dire. Piangere ci trasforma, lasciando andare pesi e facendo spazio al nuovo. Spesso dopo il pianto ci sentiamo più leggeri.
Meditare
Tra le varie pratiche, strategie e rituali descritti per lasciare andare, viene presentata anche la meditazione. A me piace molto fermarmi e raccogliermi nel silenzio, lasciando andare almeno per un po’ il mondo e gli stimoli là fuori che corrono veloci e ci stressano con il fine della produttività. Quanti di noi si ritrovano con pensieri ripetitivi negativi a piede libero nella nostra mente? Meditare può essere utile per lasciare andare questo tipo di pensieri e non solo. Lumera presenta la meditazione come via per lasciare andare in tre punti. Il primo è osservare i pensieri senza giudizio, non identificandoci in essi. Il secondo è radicarsi nel qui e ora, portando ad es. l’attenzione al respiro o al corpo. Il terzo è ridurre l’attivazione emotiva.
Lasciando andare ritroviamo noi stessi
Lasciare andare può farci paura. Il cambiamento, però, fa intrinsecamente parte della nostra esistenza. Pertanto, potremmo provare a guardarlo come un’opportunità di crescita e di scoperta, più che approcciarci ad esso con paura. Spesso ciò che ci blocca non è qualcosa di reale, ma la paura, l’abitudine e le scuse che ci raccontiamo, come sottolinea Lumera.
Personalmente mi piace guardare alla fine di una cosa come all’inzio di un’altra, alla chiusura di un percorso, come all’inizio di un nuovo capitolo. E più vado avanti nella vita, più credo che non partiamo da zero, perché appunto le nostre esperienze pregresse non vanno perdute, ma si trasformano. Partiamo dal presente, che è quello che è anche grazie al passato.
Dall’altro lato della paura, c’è la libertà e la possibilità di ritrovare noi stessi.
Vorrei riassumere il tema del lasciare andare con una frase potente del libro che dice: “La vita di chi è davvero felice è un atto di custodia, non di possesso“.
E concludo invitandoti a riflettere su: Cosa senti che è arrivato il momento di lasciare andare?
Ti leggo nei commenti con piacere.
Un abbraccio,
Carolina
