Come approcciarsi alla pratica dello yoga? Essere nel corpo è la risposta che ho trovato nel libro “L’albero dello yoga” di Bellur Krishnamachar Sundararaja (o B.K.S.) Iyengar, il maestro di yoga più stimato al mondo che ha dedicato la sua vita alla pratica e allo studio dello yoga.
Ho letto questo libro di poco più di 140 pagine di recente e con molto interesse. Ci sono svariati aspetti che mi hanno fatto riflettere e che mi hanno entusiasmato. Oggi ti parlo del suo approccio allo yoga e quindi dell’importanza di essere nel corpo. Perché, riflettevo che questo approccio potrebbe rappresentare, per me, una guida importante anche nella quotidianità.
Cosa è lo yoga
Ma facciamo un piccolo passo indietro prima di dedicarci a questo concetto. La parola yoga significa unione del corpo e della mente. Secondo Iyengar, lo yoga va al di là dell’aspetto fisico, abbracciando l’aspetto cellulare, mentale, intellettuale e spirituale. Insomma, tramite lo yoga possiamo guardare all’uomo nella sua interezza. Inoltre, lo yoga ci permette di andare dalla superficie della pelle alla profondità della nostra anima. Per Iyengar lo yoga non è, quindi, una disciplina fisica, piuttosto un percorso verso la realizzazione di sé e la vista della propria anima o essenza. Nell’antica India, infatti, gli asana non somo mai stati guardati come una mera pratica fisica! Corpo e mente, e mente ed anima non possono essere separati e non esistono, effettivamente, dei confini tra di loro.
Lo yoga è per tutti
Iyengar sottolinea come lo yoga sia per tutti. Ci invita a pensare che i nostri impegni e le nostre circostanze non debbano rappresentare un ostacolo al nostro sviluppo spirituale. Insomma, che nonostante tutto, abbiamo sempre del tempo per lo yoga.
Inoltre, anche la nostra forma fisica non deve essere di impedimento alla nostra pratica. Questa però, con le dovute accortezze, pazienza ed attenzione. Ad esempio, se le nostre ginocchia sono rigide, non possiamo pensare di fare fin da subito la posizione del loto. Ed è qui che allora si inserisce il concetto di essere nel corpo, che per Iyengar è un vero e proprio requisito alla pratica dello yoga. Ma in che modo possiamo davvero metterlo in pratica?
Essere in ogni parte del corpo
Secondo Iyengar, quando pratichiamo yoga, dobbiamo essere in ogni parte del corpo e non solo in una specifica parte. Questo approccio si applica sia mentre assumiamo una certa posizione sia mentre la manteniamo. La saggezza del corpo, e non della mente, è fondamentale per evitare di correre rischi inutili e di farci del male.
Ho trovato molto interessante quando Iyengar dice che, solitamente, il nostro approccio allo yoga è caratterizzato dal pensare che la mente sia il soggetto ed il corpo l’oggetto. Iyengar ci ripete spesso che dovremmo guardare esattamente con la prospettiva opposta, dove il corpo è il soggetto.
“Nella maggior parte degli allievi, l'intelletto (della testa) è molto forte, ma il corpo non reagisce alla volontà del cervello. Di solito il cervello agisce come un soggetto, ma bisogna imparare a trattare il cervello come un oggetto e il corpo come un soggetto. Questa è la prima lezione che lo yoga insegna”
— B.K.S. Iyengar, L'albero dello yoga, p. 84
Insomma, finiamo per allungare troppo la nostra mente e poco il nostro corpo. Quindi, il nostro corpo non reagisce come vorrebbe la nostra mente. Oppure lo sforziamo troppo perché la nostra mente ci fa fare delle cose per cui il nostro corpo ancora non è pronto.
Così lo yoga diventa una forma di meditazione
Questo concentrarsi su tutto il corpo fa dello yoga una vera e propria meditazione. Perché se siamo completamente consapevoli del corpo è come se la mente sia essa stessa nel corpo, dalla testa ai piedi, e viceversa. Questo approccio, più l’assenza dei pensieri, come se stessimo in uno stato di samadhi, derivanti dall’essere un tutto uno con il corpo è meditazione. Perché la meditazione non ha un punto di attenzione specifico.
Iyengar ci ricorda anche che, nel praticare gli asana, il respiro (o prana) assume un ruolo importante. L’ispirazione rappresenta il movimento del sé che entra in contatto con la periferia – il cuore dell’essere si muove insieme al respiro e tocca gli strati interni della pelle, che rappresenta la frontiera più esterna del corpo. Questo è un processo dell’anima verso l’esterno. L’espirazione è il viaggio di ritorno, un processo verso l’interno, dove corpo, cellule e intelligenza si muovono per raggiungere la nostra essenza. L’unione di questi due processi è meditazione.

Come essere nel corpo valida la nostra esperienza
Inoltre, questo approccio suggerito da Iyengar dà valore alla nostra esperienza e ci permette di non prendere per oro colato quello che possiamo leggere sui risultati degli asana (ad es. il beneficio di una maggiore flessibilità). L’esperienza è reale, al contrario delle parole – dice Iyengar. Pertanto, dovremmo mettere tutto sotto test e valutare la nostra esperienza di volta in volta. Infatti, se pensiamo ai risultati e, quindi rimaniamo nella nostra testa, finiamo per non renderci conto di come sta il corpo in quel momento. E se poi ci accorgessimo di provare dolore il giorno dopo, sarebbe già troppo tardi. Questo vale anche nel corso del tempo con posizioni di cui già siamo a conoscenza. Ogni asana andrebbe guardato come se fosse la prima volta che viene eseguito, perché la nostra esperienza può variare nel tempo.
Il maestro precisa anche che se dopo la nostra pratica ci sentiamo esausti, non abbiamo dato benefici al nostro corpo. Anzi, lo abbiamo irritato, mentre, invece, avremmo potuto sentirci rinvigoriti se solo fossimo rimasti nel corpo.
Dallo yoga alla vita di tutti i giorni
Personalmente, mi ritrovo molto in queste parole lette ne “L’albero dello yoga”. Ho sempre guardato allo yoga come una forma di meditazione ed un modo bellissimo di prendere consapevolezza del mio corpo. La vita frenetica di ogni giorno, mi porta spesso a vivere dal mento in su. Ossia solo nella mia testa, che corre, mentre il corpo è fermo. Lo yoga mi permette di portare la mia mente esattamente dove si trova il corpo.
Pertanto, penso che essere nel corpo ci dia la possibilità di aumentare la nostra consapevolezza del qui ed ora. E allora mi sono chiesta: e se portassi questo approccio dallo yoga alla vita quotidiana?
E tu come approcci lo yoga? Sei nella tua mente o riesci a sentirti un tutt’uno con il corpo? E quante volte ti prendi del tempo per ascoltare il tuo corpo mentre fai qualcosa diversa dal praticare yoga? Ci hai mai riflettuto?
Ti leggo nei commenti!
A presto,
Carolina
