Farsi le domande giuste: l’arte di andare oltre le risposte

A volte la vera svolta non sta nelle risposte, ma nella capacità di farsi le domande giuste. Eppure continuiamo a inseguire le risposte come se fossero tutto ciò che conta (e spesso le cerchiamo anche fuori da noi).

Le domande che ci facciamo, invece, delimitano ciò che può contare come risposta. Per questo, farsi le domande giuste è la parte difficile. Perché è la domanda a creare lo spazio in cui la risposta può esistere. È stata una lettura recente a riportarmi a questa semplice verità: sono le domande a orientare il nostro cammino. E quando cambiamo la domanda, spesso cambia anche la nostra vita.

Il libro in questione è “Il significato della vita” di Terry Eagleton. Citando l’autore:

E così, mi sono chiesta: come possiamo imparare a farci le domande giuste?

1. Soffermarsi sulle parole che usiamo nelle domande

Il testo ruota intorno alla domanda “Qual è il significato della vita?”, e si chiede prima di tutto se la domanda abbia senso, se sia genuina, se le parole scelte siano davvero quelle giuste.

Attraverso il lavoro di diversi pensatori, Eagleton mostra come la domanda cambi completamente se formulata in modo diverso. Ad esempio, spostando l’attenzione da cosa a chi, la domanda passerebbe da “Qual è il significato della vita?” a “Chi è il significato della vita?”.

L’autore si sofferma poi sulla parola “significato”. Perché tale parola può riferirsi a più cose. E questo lo si comprende principalmente se guardiamo alla lingua inglese (lingua in cui ho letto il testo) dove il verbo to mean vuol dire sia intendere che significare.

E anche la parola vita non è così univoca come crediamo: non tutti la interpretano come il tempo che intercorre tra la nascita e la morte.

Le parole che scegliamo non sono mai neutre. E cambiare una parola può cambiare la domanda — e quindi la risposta.

2. Considerare il contesto in cui formuliamo la domanda

Il libro ci ricorda anche che la lingua che parliamo influenza il modo in cui comprendiamo una domanda. E, questo, a sua volta, ci fa rispondere in una certa maniera perché le parole non vivono nel vuoto, ma portano con sé cultura, storia, abitudini e significati impliciti.
Spesso, poi, non cerchiamo davvero il significato letterale, ma la comprensione di un fenomeno o di un’esperienza.

Basandosi sulla domanda centrale del libro, Eagleton lo ricorda con una frase che colpisce:

Il contesto, linguistico, emotivo, culturale, cambia tutto.

3. Capire perché ci facciamo una domanda è parte del farsi le domande giuste

Un altro punto fondamentale riguarda l’intenzione. Perché ci stiamo facendo quella domanda?

Il libro riporta l’esempio di alcuni pensatori che si facevano domande per sviluppare il pensiero critico. Altri per il piacere della ricerca di risposte. Perché ritenevano che la stessa domanda avrebbe avuto risposte diverse per persone diverse, ma anche per una stessa persona nelle diverse fasi della sua vita.

La motivazione ci dice da dove nasce la domanda; la formulazione ci dice dove può portarci. Credo sia importante riconoscere l’energia che si cela dietro alla domanda che ci facciamo. Ad esempio, una domanda che nasce dal controllo, da uno stato di ansia, o da un giudizio è completamente diversa da una domanda che nasce dall’ascolto di sé, dalla curiosità, dalla voglia di crescere.

Un esempio concreto per allenarsi a farsi le domande giuste

Vorrei chiudere con un esempio semplice e quotidiano. Immaginiamo di voler muovere il corpo tre volte alla settimana.

La domanda che potrebbe nascere su due piedi, senza dare la giusta importanza alla formulazione della domanda stessa potrebbe essere: Ce la farò a mantenere questo obiettivo? A mio parere, una domanda che chiude, che mette pressione, con cui ci autogiudichiamo. Ma se la trasformiamo in “Come posso rendere più facile muovermi tre volte alla settimana?”, la prospettiva cambia completamente.
La prima domanda paralizza. La seconda apre a possibilità e alla ricerca di soluzioni. E sposta l’attenzione dall’obiettivo al processo.

E forse è proprio questo il punto: imparare a farsi le domande giuste significa aprire spazi nuovi dentro di noi. Non per trovare risposte perfette, ma per trovare risposte che ci appartengono davvero, che siano basate su come ci sentiamo in quella fase della nostra vita e su cosa possiamo veramente fare con le risorse che abbiamo.

Ci avevi mai pensato?

Un abbraccio,
Carolina

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